Agli esordi la pittura è informale. I maestri preferiti sono Fautrier, Wols e in generale la pittura europea astratta del secondo dopoguerra.
Bargoni è animato dalle letture di filosofia esistenzialista e dall'interesse per la cultura zen; è presente nelle opere un'evocazione letteraria, talvolta dichiarata apertamente, di autori quali Joyce, Pound, Jacob.
Nel 1963, dopo il rapporto di lavoro con il pittore Manessier, il viaggio di studio in Spagna, l'esperienza dei lunghi studi sui mosaici a Ravenna (da cui la sequenza "su Galla Placidia"), la frequentazione parigina dello studio di Sonia Delaunay e dei corsi di incisione all'Atelier 17 di Stanley Hayter, Bargoni partecipa con alcuni amici pittori alla fondazione del gruppo Tempo Tre.
Alla base c'è l'interesse per la fenomenologia di Husserl e l'ipotesi del neogestaltismo che Bargoni "percorre lungo un sentiero tutto interno al valore pittorico dell'immagine e nell'ambito sempre operativo del dipingere." (
C.Cerritelli)
La costruzione dello spazio avviene con "la metodica distribuzione di dati serialistici formali, posti nella uniformità spaziale in dialettica opposizione attraverso una progressiva estensione cromoluministica". (
G.Beringheli)
"Il colore assume un'entità tridimensionale. Il succedersi dei ritmi, col passare ad un'altra dimensione immette un nuovo fattore.
La luce, che funge da elemento aleatorio e sensibile". (
G.Celant)